Il limite è un’esperienza che facciamo nel corpo. Ogni tensione muscolare di cui non siamo consapevoli limita il nostro respiro, la nostra possibilità di movimento, la spontaneità e l’auto espressione.
La possibilità rappresenta il punto in cui il limite incomincia a spostarsi. Questa non è un’esperienza che vale una volta per tutte, quindi non è l’eliminazione del limite, ma l’acquisizione di modalità creative con cui entrare in contatto con esso.
Ogni volta che incontriamo un limite, dentro e fuori di noi, ci troviamo di fronte ad una nuova possibilità: possiamo decidere di riconoscerlo o negarlo, di “respirarci” dentro o rifiutarlo, di reprimere i sentimenti che evoca o ascoltarli, di integrarlo o pretendere di eliminarlo dalla nostra vita.
Reprimiamo la paura perché ci paralizza, la collera perché può essere pericolosa, la disperazione perché è troppo demoralizzante, il dolore (per una perdita, un tradimento o una delusione) perché non ci si sente in grado di sopportarlo.
Nella vita di tutti i giorni, ogni volta che incontriamo situazioni che potrebbero risvegliare sensazioni ed emozioni dolorose imprigionate nelle nostre tensioni corporee (rabbia, struggimento, paura di essere abbandonati), riduciamo immediatamente e involontariamente la profondità del nostro respiro, oppure interrompiamo il contatto con l’esperienza.
Purtroppo così ci abituiamo a vivere “al minimo” che ci garantisce sì la sopravvivenza, ma non l’espansione della piena potenzialità della vita. Insieme al nostro respiro, anche la nostra vitalità, la nostra salute psicofisica ed emotiva, la nostra spontaneità ed auto espressione vengono ridotti al minimo e il piacere di essere vivi diventa un’esperienza sempre più rara.
Possiamo scegliere.
E spesso, da questa scelta, dipende la qualità dei nostri stati d’animo, l’energia con cui affrontiamo le sfide vitali delle nostre giornate e la relazione con noi stessi e con gli altri.