Per la bioenergetica, la realtà dell’individuo è la realtà del suo corpo, non nel senso estetico o dell’immagine, ma come totalità della persona, come sede della mente e dell’anima. La strada per giungere a fare contatto con sé è il lavoro corporeo la cui specificità, in questo approccio, è fare per sentire, a differenza di altre discipline che hanno come scopo lo sviluppo della potenza muscolare o il dominio della mente sul corpo.

Tutti noi abbiamo delle tensioni muscolari che derivano sia dagli stress quotidiani delle nostre giornate, sia da conflitti emotivi irrisolti diventati inconsapevoli: ogni tensione rende insensibile l’area del corpo interessata e, a quel punto, perdiamo il contatto con quella parte.

Spesso non è facile rispondere a domande in apparenza semplici come queste:

Come ti senti in questo momento?

Sei consapevole del tuo respiro?

Sei consapevole della tua schiena? 

Sai di avere dei piedi e di essere appoggiato alla terra?

Anche se non ce ne accorgiamo, molte parti del nostro corpo rimangono insensibili, non sono presenti all’appello, anche se noi continuiamo a muoverci e a “funzionare” come se fossimo interi e presenti.

Generalmente sentiamo il corpo soprattutto quando ci invia dei messaggi dolorosi: a quel punto non possiamo più ignorarlo! Se il nostro corpo è teso, il primo contatto risulta spiacevole e spesso cerchiamo un modo per sfuggirlo (evasione, TV o cellulare a oltranza, farmaci, ecc.).

Il piacere viene dal contatto.

Solo se siamo in contatto con la totalità di noi stessi, possiamo essere in contatto con la vita e con gli altri. Non importa qual è il sentimento con cui facciamo contatto (fiducia, tristezza, gioia, rabbia): solo il fatto di essere in contatto con la nostra realtà ci fa sentire più calmi, allontana l’ansia e ci dà la possibilità di muoverci in modo realistico anche con gli altri. Essere in contatto con la realtà è la situazione che, più di ogni altra, procura piacere all’individuo adulto e permette all’energia di circolare liberamente.

Più contatto abbiamo con noi stessi, più possiamo essere in contatto con gli altri.

Poter avere con gli altri più contatto e più intimità di quanto ne abbiamo con noi stessi è un’illusione. Se ci sembra che non sia così, probabilmente stiamo offrendo uno pseudo contatto. Ogni volta che questo accade, sono la nostra immagine o il ruolo, ad essere coinvolti. 

Ci sono molti modi di fare pseudo contatto:

  • curare invece di mostrare i propri bisogni
  • ascoltare invece di esprimersi
  • fingere intimità quando si è distanti
  • parlare per colmare il vuoto.

Essere in contatto con il nostro corpo e con il nostro sé presuppone che possiamo sentirci anche tristi, arrabbiati, delusi, diffidenti, bisognosi... non sempre necessariamente “OK”.

Spesso le nostre difficoltà con i bambini dipendono dal fatto che non siamo in grado di essere pienamente reali con loro, non siamo in contatto con quello che veramente proviamo in quel momento: loro lo sentono e perdono il loro centro, diventano confusi, perché non potendo fare contatto con noi, si sentono abbandonati.

Che cosa è il contatto? Essere presenti, essere reali.

Niente di più difficile, vero?